Biografia

Note D'Autore - Biografia di Francesco Andaloro

Di Loredana Natoli

Francesco Andaloro nasce a Messina il 6 Agosto 1983. Diplomato come perito industriale si scrive alla facoltà di Economia Aziendale dove a causa di impegni lavorativi lascia gli studi a dieci materie dalla laurea.
A 17 anni intraprende gli studi di canto moderno e pianoforte, prima a Messina poi a Reggio Calabria entrando a far parte della prestigiosa accademia AMCM del Maestro Franco Dattola. Durante gli studi conosce Vincenzo Malafarina,uno dei personaggi chiave del suo percorso artistico. Inizialmente suo insegnante di pianoforte, successivamente suo arrangiatore nonché strettissimo collaboratore di tanti progetti. E’ a 17 anni che scrive la sua prima canzone l’amico e l’attesa dove fa una esibizione dal vivo piano e voce in una radio locale, dalla quale si riesce già a intravedere un artista dai buoni sentimenti. Nei periodi di assenza dalle scene musicali approfondisce i suoi studi di canto moderno e portamento vocale divenendo un insegnate a tutti gli effetti. All’attivo ha tre album: Amore a metà(2008), Io,l’arte ed un senso…(2010), ISOLA(2013), più diversi singolo scritti tra il 2009 e il 2012. Apprezzato per il suo animo buono,sentimentale e perbene, grazie a una continua evoluzione musicale e letteraria, è riuscito ad unire diverse generazioni di ascoltatori. Nel 2009 crea la F.A. produzione, un’etichetta con la quale produce i suoi progetti e in cui all’interno, è formata da stretti e validi collaboratori. Sempre con la stessa etichetta, scrive diversi brani per altri interpreti in onore di alcuni concorsi molto ambiti, come il premio Mia Martini.
Cantautore melodico, Andaloro ha il suo proprio concetto di arte ed è molto conosciuto per il suo impegno in campo sociale, impiegando la sua musica a favore di chi nella realtà viene messo ai margini. Per questo viene menzionato anche, come
l’artista delle iniziative.


Amore a metà, l'album dell'esordio

‘’Non so come sia nato questo viaggio, forse nelle pagine di un’ incoscienza dove trovi tutto ma non conosci ancora niente.
Come a contare la mia età sulle storie degli altri e scoprire che i loro occhi sono anche un po’ i miei.
Una voce per fuggire da quel solo attimo che mi perde e disperde da questo assurdo tempo senza odori,e trovare in un canto la giusta sentenza che mi assolve adesso dalle pene di essere uomo’’

Un’ introduzione raccontata dallo stesso Andaloro che spiega le motivazioni che lo hanno portato a intraprendere il suo viaggio musicale. Un viaggio che inizia senza che lui l’abbia cercato e che lo ha salvato da una realtà senza risposte.
Quella dell’introduzione è la prima traccia che da respiro ad Amore a metà, il suo primo album, datato 2008 e che rappresenta la raccolta della sua produzione musicale iniziata giovanissimo all’età di 17 anni.
Seguono nove canzoni che meglio hanno rappresentato l’artista messinese dal 2000 al 2008. La ballad Amore a metà che gli ha permesso di vincere alcuni premi ambiti come la vela d’oro nel 2009 come miglior cantautore. Le note puramente melodiche e romantiche di Stringimi con te che gli hanno procurato nel corso degli anni l’appellativo di ‘’poeta dall’amore’’.Non manca poi il tema sociale presente nel brano Mal di male e il brano dal carattere introspettivo come Come sono io, che da quel momento in poi hanno contraddistinto la tematica del Cantautore siciliano.

Anche se Amore a metà non è un vero e proprio progetto ma una semplice raccolta di brani, si intravede già un Artista a cui piace giocare con la bellezza delle parole dando ad esse nello stesso tempo,importanza e rispetto.


Io, l'arte ed un senso, l'album della consapevolezza

‘’Cosa ho fatto in tutto questo tempo? Stretto alle caviglie da una lunga catena di incertezze a trascinare tra le fatiche di questo deserto una sottile voglia di ritorno … Ma non sapevo se riprendere tra la polvere degli anni la mia poesia o se continuare a dialogare con la vita attraverso un numero anonimo. Dovevo però passare prima dal mercato nero del compromesso, e barattare la mia libertà per un altro nuovo viaggio. Ho visto nubi coprire il cielo delle mie speranze, e viali senza l’ombra di un passo accanto! Ho scorto anche la mia felicità scendere in fermate di irrefrenabili attese. E adesso sono qui con la spada della rivincita finalmente alla fonte dell’acqua di questa mia vita; a raccontare un nuovo pezzo di storia che potesse dare anche a me un impronta su questo mondo: IO, L’ARTE ED UN SENSO!’’

Anche qui un’ introduzione ma non per spiegare un inizio come nell’album Amore a metà, ma un ritorno dopo due anni di silenzi. Così nel 2010 arriva Io, l’arte e un senso … Prodotto scritto e cantato dallo stesso Francesco Andaloro, io,l'arte ed un senso... segna una nuova maturazione nel percorso musicalee letteraledel giovane cantautore. L'accezione dell'albumsta proprionella strutturache a esso viene data. Il titolo dell’album è un'ottima chiave di lettura per comprenderlo fino in fondo.
Io e l’arte, perché c’è la persona che prova un’emozione e l’arte che riesce a tradurla in parole, perché le domande dell’io trovano risposta nelle finzioni create dall’arte. Risposte in ogni caso non definitive perché, come canta in Interludio, l’arte “è solo un soffio di poesia che sfiora un cuore e poi va via”. E poi il senso, il cui significato è spiegato in Epilogo: ”…ed un senso avrò, se tutto quello che io farò, non sarà mai una mia virtù ma un reso a chi questo fiato m’ha dato”. “Perché le cose -spiega Andaloro- hanno sempre avuto un senso e che in quello stesso senso, siamo riusciti anche noi ad avere un immagine; immagini di odori e di colori che ci siamo sputati nelle mani per un po’ di emozioni e confonderci cosi tra il vento umido di ricordi che ci soffia nelle nostre dolci malinconie quando abbiamo bisogno di ritornare da dove siamo ripartiti. Si, perché il ricordo e come l’acqua e l’acqua non si può tagliare ne tanto meno bruciare”.
Non più una raccolta di brani,quindi,scritti nel corso degli anni, ma un progetto musicale vero e proprio appositamente creato come una sorta di caccia al tesoro che tappa dopo tappa, brano dopo brano, racconta la sua storia.
Sono storia anch’io è il brano che fa da morale all’album stesso: un uomo in mezzo a tanti(l’Io) che ha la possibilità di raccontare la sua storia e lo fa attraverso la musica(l’arte) chiedendo ad un Dio cos’è la verità (il senso) .
Molto significativo invece è il carattere religioso più volte menzionato dal musicista all’interno dei brani, quasi fosse il tassello indispensabile per questo progetto.
All'interno dello stesso album è presente un libretto in cui oltre ai testi è inserito un pensiero in cui l'artistaspiega, quasi fosse un viaggiotra le storie, i brani dell'album e cosa l'hanno portato a scriverli. Questo per Andaloro è un album molto significativo in quanto riesce ad esprimere nella forma più ‘autorevole’ il suo pensiero personale mescolando mistico e filosofico.


Arrivederci a quando, il singolo dell'arrivederci

Dopo un inverno intenso di concerti con il tour Io,l’arte ed un senso … , il 27 maggio 2011 esce Arrivederci a quando.
Un brano diverso dagli altri per forma e arrangiamento, dai toni delicati e solenni che, come dice lo stesso Andaloro, ''è una di quelle cose che si riescono a fare solo una volta nella vita''.
Come nei progetti precedenti, anche in questo l’artista vuole comunicare un messaggio.
Infatti, come spiega il giovane cantautore ventisettenne, è come se in questo brano per la prima volta 'persona' e 'artista' si incontrassero per un obiettivo comune: una storia d'amore che la persona offre all'artista per renderla eterna. Sono proprio queste due anime a costituire il tema centrale del secondo album dell’artista messinese: IO,L'ARTE ED UN SENSO... Una riflessione/confessione di un Andaloro inedito che per la prima volta svela la sua parte più intima, di cui è sempre stato geloso.
Ma se da un lato Arrivederci a quando è una storia d'amore che racconta i sentimenti dell'uomo, dall'altro spiega anche l'esigenza dell' artista dopo un anno di piena attività tra uscita dell'album e tour, di mettersi per un po’ di tempo da parte, di scendere dal 'palco' degli attori e ritornare ad essere 'spettatore' appoggiando nuovamente le orecchie alle porte della vita, quella stessa 'porta' così importante per Francesco Andaloro per ritornare un giorno (arrivederci a quando appunto) con altre nuove e buone storie da raccontare. Il singolo ha dato il via ad un giro di numerosi concerti partiti da Salerno e conclusi a Messina.
Da qui i suoi concerti diventano dei veri e propri racconti di vita e il palco è come se fosse un percorso nel tempo . Come nei tour precedenti anche qui c’è la presenza di un corpo di ballo anche se in forme più coreografiche ; e di oggetti che hanno rappresentato il passato di Andaloro.


Un ponte per passare, il progetto dell'incontro

"Non sarà un ritorno e nemmeno un arrivo, ma un ponte di passaggio attraverso la mia storia musicale''.

Potrebbe essere questa la sintesi del nuovo progetto-tour “Un ponte per passare”, presentato a Milano a febbraio e poi al PalaCultura di Messina a marzo.
“Un ponte per passare” è la sintesi del percorso musicale di Francesco Andaloro, costruito passo dopo passo in oltre 11 anni. Anche perché, nonostante la giovane età, ha già fondato una propria casa di produzione, la F.A. Produzioni, che oltre a curare i cd ed i singoli del cantautore segue anche i progetti di altri artisti emergenti.

Cantautore melodico, Andaloro ha una sua personalissima idea della musica e del modo di esprimerla e “Un ponte per passare” ne è la rappresentazione più completa. Perché il ponte non è solo un luogo di passaggio, “verso” o “da” qualcosa: è anche un punto di incontro dal quale poi ripartire.

Ed ecco allora che sul ponte del cantautore messinese la musica, la sua musica, incontra altre forme di arte: il ballo (e quindi anche la recitazione visto che il corpo di ballo esprime emozioni non solo con il corpo ma anche con la mimica facciale) e la pittura. E tutti insieme, musica, ballo, recitazione e pittura, si fondono in un unicum che dà vita ad uno spettacolo denso di emozioni e sensazioni, che attraversa il tempo.

Il tempo, altro protagonista del progetto, perché “Un ponte per passare” non è solo musica, danza e pittura ma anche un racconto che si trasforma in un “percorso nel tempo” (sempre presente quindi il senso del viaggio) in cui la pittura rappresenta ciò che l’artista racconta con la propria musica e le proprie canzoni, mentre la danza ha il compito di dare vita sul palco a quello che i quadri rappresentano.

Insomma, un “progetto dell'incontro”, come lo definisce lo stesso Andaloro, che ha voluto valorizzare lo spettacolo inserendo anche archi e fiati, che contribuiscono ad armonizzare l’intero progetto. Quasi un collante, che riesce a fare sintesi di quanto avviene sul palco.

"Non esistono tante arti, ma una sola. Penso al tronco di un albero, i cui i rami rappresentano le varie forme espressive. Più rami vi sono e più l'albero si arricchisce e riesce a dare ulteriori emozioni. È stato riascoltando la mia prima canzone, “L'amico e l'attesa”, che tutti i miei anni di musica mi sono passati davanti. Da lì ho capito che a volte è necessario imporsi dei viaggi. Viaggi fatti però all'inverso, come una sorta di revisione di se stessi, viaggi in cui si ripercorrono tutti quegli istanti che ci hanno portato qui, dove siamo adesso. Sentivo l'urgenza di ricercare una nuova dimensione musicale e non si può andare mai via veramente da qualcosa se prima non fai pace con essa”.

Lo spettacolo inizia con le ballerine immobili sulla scena e la sola voce del sassofono. Le luci aumentano lentamente, andando via, via illuminando i quadri e la sezione di archi e fiati. Poi la luce converge sull’artista, che inizia a raccontarsi anche attraverso la pittura. E così c’è il primo quadro che racconta l'Andaloro diciassettenne, quando scrisse la sua prima canzone: un'isola (da qui il soprannome di “isola” dato al cantautore) ed un uomo con la valigia in mano. È il giovane artista, pronto ad intraprendere il suo viaggio musicale.

Poi gli altri quadri, che rappresentano tutte le storie che Francesco Andaloro ha incontrato e raccontato in oltre dieci anni di musica. Piccole storie che parlano di sentimenti, emozioni, amicizia, arte e vita. E di musica ovviamente, protagonista assoluta e signora incontrastata del progetto “Un ponte per passare”, che quest’estate attraverserà la Sicilia
In scena, oltre ad Andaloro, sei musicisti (batteria, chitarre, basso, pianoforte, tastiere, sassofono), la sezione di archi e fiati e quattro ballerine.
Se da un lato c'è il desiderio di fuga da un’angoscia esistenziale provocata dalla rievocazione del passato dalla quale l’artista vuole emanciparsi,dall'altro si associa la volontà di ricerca verso una nuova ‘dimensione’ musicale.
Infatti un ponte per passare segna la svolta che ha permesso al cantautore di poter fare pace con il suo trascorso e di poter finalmente lavorare serenamente il suo nuovo album.
I PAESI DELL’EST E LE PERPLESSITA’ DEL NUOVO ALBUM
‘’Parto dal presupposto che per me un album non è mai stato una semplice raccolta di brani, ma ogni canzone è un po’ come quelle tracce su di una mappa che ti permettono di arrivare poi al tesoro finale. Quindi un lavoro nuovo deve portare con sé delle innovazioni che hanno delle idee diverse rispetto ai progetti precedenti. Io ho sempre pensato che non siamo noi a cercare uno stile ma ci sono delle storie che in qualche modo condizionano i nostri percorsi personali che incidono di conseguenza poi su quelli artistici. Quindi da un lato vorresti scaraventarli fuori quasi a volertene liberare, mentre dall'altro li tieni dentro quasi fossero la cosa più preziosa da custodire. Proprio attraverso questa sorta di meccanismo è come se la parola non fosse più un atto di comunicazione ma avesse carattere evocativo, utilizzando delle analogie per sfumare ogni riferimento diretto.’’
Sono queste le incertezze che pongono Andaloro in una serie di interrogativi sul suo futuro artistico, soprattutto per un artista a cui piace lavorare con le idee e i progetti.
Nel frattempo, a seguito del successo riscosso con il progetto Un ponte per passare, nell’ottobre del 2012 parte un giro di concerti verso i paesi dell’Est. E’ senza dubbio questa l’esperienza che segna una significativa svolta creativa, portando il cantautore siciliano alla lavorazione del suo terzo album.
Se da un lato c’è una sorta di ‘pretesa’ da parte di una fetta di pubblico che rivendica un ritorno ai temi presenti nell’album ‘Amore a metà’,spensierati e più sentimentali, dall’altro coesiste un’altra parte di pubblico che si è ‘aggiunta’ con il corso degli anni e che gradiscono un Andaloro che si è discostato dalla semplicità per un’arte più ermetica e impenetrabile.
Nel pensiero dell’cantautore siciliano,primeggia già da tempo il bisogno di un forte senso di cambiamento, non solo nell’esposizione letteraria che vuole essere più espressiva e diretta, ma anche e soprattutto nella forma musicale, andando a sperimentare sonorità mai provate in precedenza.


Isola e l'album dei colori


Dopo tre anni dall’ultimo lavoro discografico, il 31 Maggio 2013 esce ISOLA. Come spiega lo stesso Andaloro ‘’Quando concludi un progetto è come se si chiudesse un ciclo e si ritornasse da capo per preparare un nuovo viaggio. Credo che ogni viaggio della vita vada sempre iniziato da soli,dall’isola(da qui il titolo isola) di se stessi. E’ durante il viaggio che inizi ad incontrare le altre storie.’’ Si può riassumere così il concetto del nuovo progetto di Andaloro.
Ma ISOLA è anche l’album dei colori ed è questa la peculiarità che ha portato l’artista siciliano a ritornare sulle scene.
‘’Ogni volta che ho lavorato ad un nuovo progetto, ho vissuto quell’idea che fosse sempre l’ultimo, per poter dare tutto ciò che in quel momento avrei potuto dire e soprattutto perché chi fa arte popolare deve sempre ritornare con un senso di novità, e l’idea di dare un colore ad ogni brano mi ha spinto a provare questa nuova avventura’’ .
Ogni brano quindi un colore ed un colore la rappresentazione di uno stato d’animo. Ma per un cantautore come Andaloro che lavora con l’arte e per l’arte, i colori sono anche una delle rappresentazione della musica.
‘’Penso che il mestiere dell’artista sia quello di prendere le storie in bianco e nero della realtà, quelle finite,perse e le colora dandole così un lieto fine.’’
ISOLA segna sopratutto un profondo cambiamento nei modi di espressione di Andaloro.
‘’E’ stata per me una sfida. Riuscire a riproporsi con concetti musicali mai espressi nei passati lavori. Dopotutto fare musica è riscoprire sempre un senso di mistero e di sorpresa’’.
E dai risultati è una sfida vinta senza riserve. A partire dal singolo di lancio del disco, ‘’Moderato Cantabile’’ che spiazza l’idea di attesa di molti suoi sostenitori. Proseguendo poi con gli altri brani: melodie più lavorate, un sound più ricercato e in alcuni tratti raffinato, testi più espressivi e un po’ meno ermetici che fanno discostare il cantautore dall’etichetta dell’artista dei buoni sentimenti e che danno a tutta la struttura dei tratti del tutto innovativi nel repertorio di Andaloro.
C’è una rivoluzione anche nelle collaborazioni . Il ritorno alle chitarre di Gianluca Rando che con le sue chitarre, da all’intero album un ‘colore’ più leggiadro e raffinato. Il Sassofonista milazzese Roberto Scolaro già suo musicista nel tour ‘Un ponte per passare’ e nella versione 2012 del brano ‘Viaggio di una storia’. Importante anche la collaborazione con il Percussionista messinese Gilberto di Gioia. Riconfermata invece la stretta collaborazione con l’arrangiatore, pianista e orchestratore di suoni, Enzo Malafarina la quale cooperazione va avanti ormai da molti anni.
Sembra che in Isola il cantautore volesse riprendere e approfondire alcuni concetti espressi già nel progetto ‘Un ponte per passare’ come quello dell’integrazione verso l’altro e la comunanza. Infatti nella traccia di apertura ‘’Introduzione’’ l’attenzione ricade sul fatto che realtà come la politica e la religione che dovrebbero unire, creano invece un profondo distacco. Mentre la musica,ancora una volta la musica, unisce qualsiasi sorta di persone e anche se non cambia la vita, aiuta a farla vivere meglio.

Proprio questo ultimo aspetto menzionato aggiunge ai colori di Isola un’altra accezione. Infatti se da un lato i colori rappresentano uno stato d’animo e una rappresentazione della musica, dall’altro invece vogliono esprimere diversità. Secondo il cantautore messinese infatti il problema che fa nascere i conflitti tra i popoli, non è la diversità, ma il modo con la quale essa viene vista e vissuta. ‘’Molti la vedono come qualcosa dalla quale allontanarsi,abbattere a tutti i costi mentre può darci conoscenza, ci può arricchire come testimonianza di un qualcosa che prima non sapevamo. C’è una cosa che accomuna anche due idee più estreme tra loro, il coraggio . Se partissimo tutti da questo avremmo senz’altro un mondo migliore.’’
Dopo un’introduzione che spiega il progetto, il brano ‘’Isola’’ segna l’inizio delle nuove storie di Andaloro che non è associato alla sua regione,la Sicilia appunto, come molti erroneamente hanno interpretato, ma al ritorno sulle scene musicali.
Un altro significativo cambiamento nello stile del cantautore, è il brano ‘’Dove tutto è ancora vivo’’ in cui si comprende che il periodo della semplicità a tutti i costi per Andaloro è una questione chiusa da tempo. Infatti il testo vive una metrica lontana da un certo romanticismo retorico e snocciola la fine di una storia tra un uomo ed una donna in un modo abbastanza disincantato.
Nell’album è anche presente una dedica alla sua città,Messina, con la canzone ‘’La donna maledettamente affascinante’’ in cui si nota l’amore che l’artista nutre per questa donna simbolica ma nello stesso tempo mette in risalto una realtà politica che non è mai stata in grado di mettere in risalto la sua bellezza. Il brano evidenzia anche un distacco artistico deciso dopo il tour ‘Un ponte per passare’,a causa di alcune pessime esperienze collaborative riscontrate proprio nella data di Messina nonostante il concerto abbia avuto un ottimo successo. Lui stesso afferma : ‘’… e’ stato fuori che Messina sono riuscito a portarla meglio nel cuore’’.
Soavi sono invece le note de ‘’La vallata dell’infanzia perduta’’ , un inno alla vita intimo e struggente in cui l’artista, attraverso una vallata del tempo immaginaria, ripercorre alcuni momenti della sua infanzia. L’attenzione di Andaloro ricade sulla paura di non amare mai abbastanza le persone care della propria vita perché un giorno la vita se le potrebbe portare via troppo presto senza concedere il bis. Il brano riceve il premio sia come migliore canzone che come migliore arrangiamento nella dell’ambito evento Canzone D’autore diretto dal Maestro Livio.
Un arrangiamento anche per Gianluca Rando con il brano ’’Senza pensarci più’’, una canzone che richiama lo stile di un Andaloro dei passati anni e in cui lo stesso non ha mai deluso.
E ancora i brani ‘’Mai più distanti’’ e ‘‘L’azzurro dell’uguaglianza’’ dal carattere sociale che toccano i toni delicati dell’integrazione verso l’altro e la comunanza .
Senza ombra di dubbio ISOLA è un album che inizialmente ha trovato grosse difficoltà ad affermarsi e ad essere subito riconosciuto dal pubblico che ormai da anni segue il cantautore. Le cause sono sicuramente da ritrovarsi nelle profonde differenze che hanno caratterizzato questo nuovo progetto rispetto ai due precedenti. Ciò non toglie che ISOLA è per accezione l’album più maturo ed espressivo del percorso musicale di Andaloro ed il fatto che sia stato in tutto compreso solo in un momento successivo, è la più ovvia delle spiegazioni.


Andaloro e il concetto di arte

‘’… oggi purtroppo sull’arte è stata messa una lente deformante che ne ha distorto la lettura. Per molti musicisti, o per chi si stima tale, arte significa la corsa verso un successo, il raggiungimento della notorietà’’.
Può essere questo il pensiero che ha sempre contraddistinto Andaloro nell’idea che egli stesso ha dell’arte.
In un’intervista sull’idea che egli ha dell’arte e del perché non ha mai partecipato ad un format televisivo o ad un concorso canoro ambito, lui risponde:
’’E’ il mondo di oggi che fa girare le cose con certo meccanismo e quasi noi a doverci adattare a lui. Ogni artista sceglie il suo proprio percorso. Una delle domande che mi danno tremendamente fastidio,è quando mi chiedono perché non partecipo a questi format che stanno tempestando le tv mentre poi non sanno che è da dieci anni che faccio musica con impegno e dedizione. Credo piuttosto che oggi la musica vive un autunno proprio a causa della comparsa in Italia di questi format musicali dove tutti adesso si sentono musicisti e parolieri. Non mi è mai importato di scendere nella strada del successo. Piuttosto, la soddisfazione mia più grande è stata quella di riuscire a raccontare una storia con dei colori diversi da quelli che solitamente la realtà ci impone. Ho alitato questo mio percorso attraverso lo studio e sono riuscito a dargli un corpo con la mia prima canzone scritta a 17 anni.’’
Dopo tutto come lui sostiene che ‘’… se non ci fossero stati i mezzi di comunicazione a quest'ora tutti gli artisti sarebbero a fare la fila per la stessa razione di pane.’’


A chi gli chiede invece le motivazioni che lo hanno portato a lavorare al suo terzo album dopo tre anni, lui dice:
‘’… Quando hai fatto più di trenta canzoni non puoi uscire con la trentunesima che è il surrogato di tutte quelle che hai fatto prima. Vorresti riscoprire sempre un senso di mistero e di sorpresa. A me piace lavorare con i progetti che non sono la semplice racconta di canzoni dentro un cofanetto. Vorrei sentirmi fuori dalla pressioni numeriche che ha sempre creato distacco e contrapposizione con i colleghi. La musica invece deve unire e per fare questo c’è bisogno di idee e di molta riflessione. La sfida con se stessi e col pubblico è a colpi di progetto, di architetture, e per fare questo ci vuole più tempo.’’
Infatti per Andaloro il segreto di ogni artista è il silenzio,l’ingrediente che consente di ritornare con idee e progetti più interessanti. Lui stesso dice:
‘’ La creatività non è che esiste perché uno si mette seduto e pensa che ad un tratto gli venga a fare visita l’ispirazione. Piuttosto io penso che quella che noi chiamiamo creatività dipende da quanto sei scorticato, da quanto sei sottile da quanto questa fragilità possa suonare. In fondo è come una pelle di un tamburo:più è elastica, più è fragile, più riesce a dare suono.
Io ho sempre sostenuto che l'arte non ha definizioni, che più si cerca di spiegarla e più essa diventa indefinita. Mi è piaciuto invece immaginare l’artista come colui che appoggia le orecchie alle porte della vita. Più silenzio riusciamo a fare, più tempo impieghiamo per ascoltare, e più storie diverse tra loro riusciamo a portare con noi. Dopo un periodo di forte attività ad un certo punto c’è il bisogno di farsi un po’ da parte, perché penso che per essere dei discreti 'attori' della vita bisogna prima essere degli ottimi spettatori. Io prima di iniziare un progetto ho avuto sempre quella imperiosità di aprire una porta e fare quel viaggio (mentale o fisico) dove bisogna andare a trovare nuove cose, nuove sorprese, perché questo in fondo è l’impegno della vita.

Inoltre Viaggio e tempo sono le due condizione presenti nei brani del giovane cantautore utilizzando l’uno per sfidare l’altro. Lui spiega:
‘’ … Sai a volte cerchiamo di portare alcuni elementi che ci condizionano la vita come appunto il tempo, lì in 'luoghi' dove possiamo sfidarli realmente e posso dirti di avere avuto il privilegio di poter fare un 'mestiere' in cui mi è stato possibile fare questo. Nei miei brani utilizzo il termine viaggio proprio come sinonimo di musica e credo che proprio in questo viaggio il tempo possiamo sfidarlo realmente, di poter essere noi questa volta a poterci muovere e imprigionarlo riportando così tutto ciò che nella’’ nostra vita si è portato via. E anche se poi l'intero torneo alla fine lo vince sempre lui, il tempo, posso dire che in queste 'partite' musicali di averlo imbrigliato.
Quindi per Andaloro il senso di arte non è mai stato il raggiungimento di un successo ma una forma di privilegio che lo ha aiutato a crescere su diversi campi della vita, gli ha consentito di soffermarmi sulle cose più nascoste che prima non riusciva a vedere e inoltre gli ha permesso di rompere il silenzio che fino a all'età di 17 anni si portava dietro.


L'artista delle iniziative

“Non sono mai riuscito ad arrivare fino all'essenza delle cose. Mi manca l'insolenza di sentirmi arrivato. Anche oggi, prima di raggiungere la piazza, ho svoltato verso quella strada di periferia che ogni volta ho preferito a tante altre e che in quella stessa poi, ho sempre trovato il mio centro”.

Molto legato al concetto di arte è l’impegno sul campo sociale attraverso la sua musica.
Infatti il proprio centro il cantautore messinese lo ha trovato anche negli eventi a favore degli altri ai quali partecipa sempre, al punto che è stato definito dalla stampa “l’artista delle iniziative”. La prima volta è stato 7 anni fa a Salerno, città alla quale è rimasto molto legato e nella quale è tornato altre volte con i suoi concerti. Poi sono seguiti altri eventi all’insegna della solidarietà, da qui la definizione di “artista delle iniziative”, coniata proprio a Salerno.

“Tutti noi -spiega Francesco Andaloro- siamo in grado di poter dare qualcosa al di là del nostro lavoro o delle nostre qualità. La musica, così come l'arte in generale, ha davvero un grande privilegio. Magari non ti cambia la vita, ma sicuramente ti aiuta a viverla meglio. Il paradosso è Che l'arte che è un 'illusione' è l'unico veicolo in grado di unire condizioni, popoli e colori diversi e da secoli ci è sempre riuscita con risultati davvero straordinari che realtà come la politica o la religione non sono mai riusciti a raggiungere. In questi miei 11 anni di professione non sono mai riusicito a dare una risposta su come è iniziato questo viaggio musicale, ma di certo ho gustato la meravigliosità di cosa significa poter dare a chi non riesce a vivere di fantasia e di meraviglia.
Tra le tante iniziative di solidarietà alle quali ho partecipato, quella che mi ha segnato più profondamente è sicuramente quella di Salerno.Una manifestazione a favore della pace in cui parteciparono numerosi popoli provenienti da tutto il mondo.
Là l’idea dominante è quella di conoscere l'altro, di apprezzarne diversità e differenze. E sono proprio queste ultime che ti arricchiscono, perché ti consentono di entrare in contatto con vite sconosciute ed esperienze diverse. A Salerno ho avuto la netta sensazione che l’intera umanità sia rappresentata da un unico cielo meraviglioso che non è né bianco né nero né giallo, ma azzurro”.
Proprio in quell'occasione l’allora organizzatore della manifestazione, gli propose di scrivere una canzone che avesse i 'connotati' propri della pace e della speranza.

Come spiega lo stesso Andaloro,inizialmente si trovava come in una sorta di indigenza proprio perché ancora non si percepiva in tematiche così impegnative. Alla fine il suo brano fu scelto come 'testimonial' per quella manifestazione. Il brano era Vita di vite scritto a 24 anni.

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